Lettera di Mons. Vescovo ai medici ed a tutti gli operatori sanitari

Carissimi,

in questo momento così difficile e complesso torno a scrivervi qualche riga come avevo fatto questa primavera. Mi rivolgo a tutti voi indistintamente: medici, infermieri, operatori oss, personale amministrativo; davvero a tutti voi che lavorate quotidianamente nel nostro ospedale cittadino voglio rivolgere una parola di ringraziamento e di Speranza.

Quando avevamo lasciato alle nostre spalle la primavera scorsa, molti di noi nutrivano il più o meno esplicito desiderio che quella fosse una parentesi ormai chiusa. La situazione, invece, che viviamo ci ha riportato indietro o meglio ci ha riportato nuovamente a tutto quanto volevamo archiviare.

Il vostro lavoro vi espone in prima fila e il modo con cui state affrontando la situazione, anche al di là del semplice e mero dovere professionale mi spinge a nome anche della comunità cristiana a dirvi il mio grazie.

Un grazie sincero, seppur affidato a un pezzo di carta, che desidererei possiate percepire nella sua profondità.

Ma insieme al mio grazie e a quello della comunità cristiana vorrei darvi una parola di Speranza. Da quello che percepisco questa seconda ondata è molto più esigente nei vostri confronti. Immagino la stanchezza che vi può assalire e anche lo sconforto per l’essere passati, nella percezione di qualcuno, da essere gli eroi della primavera a possibili portatori del virus da evitare pericolosamente.

La parola di speranza che vi voglio rivolgere prima di tutto è che questi atteggiamenti sono quelli di una minoranza e che la maggioranza della gente percepisce il vostro lavoro come essenziale e qualificato.

Ma più in profondità penso che una parola di Speranza sia rivolta a noi e a voi che siete in prima fila in questo frangente. Questa pandemia che tocca l’umanità intera, crea in noi un sussulto di fraternità e la vostra professionalità, il vostro impegno, la vostra tenacia a servizio di questa umanità ferita e sofferente percepisce e rende visibile in modo speciale tutto questo. Abbiamo bisogno di costruire nuovi rapporti, più fraterni e questa pandemia che ci « livella » tutti davvero ci fa percepire questa Speranza.

Perdonerete se mi son permesso di entrare nel nostro ospedale cittadino per rivolgervi queste parole, ma percepivo interiormente il desiderio di dirvi il mio grazie e di condividere come il vostro lavoro possa essere raggiunto dalla Speranza del desiderio di un sussulto di fraternità.

Garantisco per tutti voi e per gli ammalati un ricordo nella preghiera e la mia benedizione!

Saluzzo, 16 Novembre 2020

 

+ Cristiano Bodo

Vescovo di Saluzzo