Dio dona il tempo
Non è facile paragonare le epoche. Senza alcun dubbio però, una caratteristica dei nostri giorni, che non era tale in passato, è l’affrettarsi dei ritmi. Persino i bambini ne sono coinvolti e, quando chiediamo loro cose buone come il gustare, l’ascoltare o l’imparare, sembrano più in difficoltà di un tempo. Si dice siano in difetto di attenzione. I più accorti dicono: siamo tutti troppo sollecitati, e loro ancora di più. Tutto ciò che richiede profondità e calma ci risulta difficoltoso.
Se c’è dunque una parola profetica che il Cristianesimo può donarci è proprio la liberazione del tempo. La religione cristiana è fatta più di ritmi che di concetti: nel giorno, nella settimana, nell’anno, nella vita, il cristiano riceve un ritmo spirituale che resiste alla foga. La liturgia spezza il falso binomio “tempo di lavoro/tempo libero”, offrendo un altro tempo, ancora più primitivo: il tempo gratuito, il tempo della festa. La festa non è tempo di lavoro, ma certamente nemmeno tempo libero: la festa rende sensati sia l’uno che l’altro, senza farsi riassorbire.
Una festa – il Natale – si prepara nel mistero di un tempo diverso.
Le luci, sempre prima
Lo notiamo tutti. Ogni anno le illuminazioni natalizie appaiono sempre con maggior anticipo. Una famiglia che ho visitato per un ammalato faceva il presepio il giorno dei Santi: questa esagerazione ci ha dato l’occasione per dialogare, tra lo scherzoso ed il serio. Perché, però, anticipare?
Mi sembra che il motivo sia significativo: siamo ansiosi, ci portiamo avanti. Ed il commercio ha bisogno di farci correre. Negli Stati Uniti questo processo, ben più consumato, ha portato alla morte del tempo liturgico dell’Avvento. Horribile dictu! Già da dicembre nelle parrocchie americane si cantano le melodie natalizie, si espongono i simboli del Natale. Ma in chiesa non si dovrebbe. Le nostre parrocchie sembrano indietro, invece respirano il ritmo dell’anno liturgico. Il commercio vuole anticipare e poi subito ha bisogno di cambiare discorso (presto, ci sono i saldi!). La liturgia, al contrario, viene con calma e pretende sapiente profondità.
L’Avvento non è il Natale
Il Tempo di Natale si apre solo con la Messa della Notte, il 24 dicembre. E dura fino al Battesimo del Signore. Quello è il tempo dei canti natalizi, del tema del Dio incarnato e rivelato alle genti nella sua umiltà di bambino povero. L’Avvento conosce il presepio, ma incompleto; decora gli alberi – simboli dell’Albero della Vita e della Croce che porta frutti; canta il venire del Cristo, ma nelle profezie antiche e nelle biografie di Isaia, di Maria, Giuseppe, Zaccaria, Elisabetta. L’Avvento, soprattutto, ha un suo annuncio proprio.
Saper attendere
Perché la solennità sia percepibile nel Natale, l’invito è quello di esser sobri nei canti, nei fiori, nei gesti. Il suo colore è il viola, come per la Quaresima. Non si prega il Gloria nella Messa. Si dà corpo all’attesa. La Sposa che ha aspettato, sognato, desiderato lo Sposo divino si fa bella per Lui. I suoi profeti Lo cantano, e noi che viviamo dopo la Sua Incarnazione nella Storia possiamo così sentire di essere anche noi in attesa di una Sua Seconda venuta, nella Gloria, alla fine dei tempi. Con un paradosso cronologico, la liturgia inizia proprio da questo Avvento del Signore, l’ultimo, quello finale. E poi risale a ritroso al suo primo Avvento nella carne umana. Chi ama e crede attende sempre con desiderio il Cristo.
Dalla fine della storia al suo inizio
I gesti tradizionali dell’Avvento, allora, si comprendono nella loro forza placida: il calendario a caselle che si percorre un passo alla volta con i bambini, la Corona con le sue candele che si accendono progressivamente, l’albero ed il presepe che si popolano di regali chiusi e di personaggi, il canto delle profezie (Il Signore sta per nascere!), il sacramento della Riconciliazione in preparazione al Natale, i concerti spirituali.
Siamo certi che la liturgia cristiana possa donare anche alla nostra epoca qualcosa di prezioso, lento, profondo: “C’è un tempo per tutto”. Il Natale può ancora attendere.
Don Marco Gallo

Curia nuovamente operativa da martedì 12 maggio 2020

Limitazioni nell’accesso da parte dei visitatori esterni. Ecco le indicazioni

Da martedì 12 maggio 2020 riprendono le attività degli Uffici di Curia, alle condizioni previste dai decreti ministeriali per l’emergenza sanitaria.
Per garantire la massima tutela sanitaria di personale e visitatori esterni, si raccomanda a questi ultimi di recarsi in Curia SOLO per pratiche URGENTI e non risolvibili al telefono o tramite email.
In ogni caso, l’accesso agli Uffici di Curia da parte di visitatori esterni sarà consentito SOLO ED ESCLUSIVAMENTE SU APPUNTAMENTO concordato con l’Ufficio interessato, nella fascia oraria 9.00 – 12,00 dal martedì al venerdì – Tel. 0175.42360.
Per problemi particolari, urgenti e indifferibili o anche solo per informazioni, la disponibilità giornaliera sarà garantita dal Vicario Generale don Giuseppe Dalmasso (cell. 346.2297020) e dall’Economo Diocesano Gustavo Giordana (cell. 366.7740174).