“Sarà tutto nuovo”
Come Zaccheo ritornare all’incontro personale col Signore

Prendendo in prestito questo slogan, sentito alcune volte in questi tempi e scelto anche per il cammino del corso di catechismo di quest’anno, pensiamo che l’esperienza di questi mesi rappresenti un po’ uno spartiacque: le nostre comunità cristiane e la nostra diocesi sono chiamate a un cammino di discernimento e di rigenerazione, perché siamo stati ricondotti da questa pandemia all’essenziale.
Ecco perché iniziare quest’anno un nuovo anno pastorale è sì qualcosa di entusiasmante, non vuol però dire riprendere tutto come prima, ma accettare di essere stati introdotti velocemente in quel rinnovamento che Papa Francesco ci sta portando e che ci ha donato in modo particolare nell’Evangeli gaudium. È il tempo per superare il “si è sempre fatto così”, ci deve essere di spinta per la conversione pastorale perché se perdiamo questa opportunità perdiamo il treno della storia.
Questo prossimo anno pastorale 2020/2021, dunque, sarà un anno prezioso, non per fare tante cose, che non si possono ancora fare, ma per rileggere con attenzione e sapienza l’esperienza vissuta nella pandemia. È stato per tutti noi un cammino faticoso perché siamo stati privati della relazione e del contatto con gli altri, della comunità cristiana, della partecipazione alla messa e alle celebrazioni. Abbiamo scoperto lo strumento prezioso dello streaming, riscoperto la dimensione famigliare della Parola di dio, sperimentato in alcuni momenti della compassione, la voce di Papa Francesco non ci ha mai lasciato soli.
C’è una domanda di fondo che dobbiamo farci in questo anno: cosa chiede il Signore alle nostre comunità e alla nostra chiesa diocesana di Saluzzo? Cosa chiede a noi preti, a noi laici, alle nostre parrocchie, al nostro territorio? E una delle risposte la ritroviamo nella proposta che attraverso la nuova lettera pastorale del Vescovo che, insieme ai monaci della comunità di Prà d’ Mill e alle Suore Romite di Revello, ci propone per il nuovo triennio, essere comunità contemplative, ritornare all’incontro personale con il Signore, come ha vissuto Zaccheo nel Vangelo, alla vita spirituale, all’esperienza di fede che fonda la nostra vita cristiana.
Questo siamo chiamati a vivere, non tanto il fare, fare tante iniziative e esperienze, ma andare all’essenziale che è l’incontro e l’accoglienza del signore Gesù, come cristiani e come comunità.
Alcune sfide per l’Anno pastorale 2020/2021
Ripensare la nostra fede – Leggiamo la lettera pastorale del Vescovo che ci invita a riscoprire la dimensione profonda dell’incontro con il Signore nella preghiera, nella Parola, nella dimensione spirituale, nel silenzio. Riprendiamo in mano il testo dell’omelia di Papa Francesco del venerdì 27 marzo scorso: immagini, volto, parole di quel pomeriggio hanno segnato la chiesa e l’umanità tutta.
Riscoprire la Messa domenicale – Le nostre assemblee sono capaci di creare comunione, relazione, fraternità, dove tutti partecipano attivamente e consapevolmente all’Eucarestia? L’uscita del nuovo messale sia un’occasione per riscoprire il dono della Messa per la comunità.
La Catechesi – Dobbiamo, a piccoli passi, riprendere in mano tutta la catechesi parrocchiale, facendoci prossimi alle famiglie, capaci di ascoltare e di annunciare con gioia il Signore Gesù, secondo quanto ereditiamo di prezioso dal passato a quanto ci è stimolato dal nuovo.
Riprendere a incontrare le persone: la cura delle relazioni – Le persone hanno bisogno di essere incontrate e ascoltate, amate e aiutate. Siamo invitati ad occupare gli spazi che sono fuori il recinto della Chiesa: le famiglie, la sofferenza, la povertà, i giovani, i social, la cittadinanza, il quartiere…
La carità verso i poveri – L’inizio dell’anno pastorale coincide con un autunno difficile riguardo la crisi economica e le difficoltà di tante famiglie riguardo al lavoro. Siamo invitati ad essere sentinelle della carità, per essere veramente capaci ad arrivare ai più bisognosi.
Camminare insieme – Questo non è più il tempo del fai da te, né in parrocchia né tra le comunità, né tra i sacerdoti, né tra i laici. È il tempo della collaborazione reciproca e concreta, è il tempo del pensare e del fare insieme. È tempo di fraternità.
Facciamo tutto questo con entusiasmo e gioia, sapendo che Dio abita questo nostro tempo e ci chiede ancora una volta di venire a casa nostra in una modalità inedita, nuovo, secondo la sua fantasia e il suo amore, e ripete a tutti e a ciascuno di noi ciò un giorno disse: “Zaccheo scendi subito, che oggi mi fermo a casa tua”
don Silvio Eandi
Coordinatore della pastorale diocesana