Don Gianfranco Calabrese Direttore regionale della Catechesi della Liguria

Riprendiamo il Catechismo: Per narrare e far incontrare la Via, la Verità e la Vita

Questi ultimi due anni catechistici sono stati resi difficili e complicati per la pandemia. Davanti a tale emergenza ci siamo trovati impreparati ma anche interpellati profondamente. Ogni diocesi, ogni parrocchia, ogni gruppo di catechisti ha reagito a suo modo mettendo in opera, dopo il primo momento di sconforto, vari rimedi: catechesi via cellulare, invio di messaggi, di preghiere, di riflessioni. Tutto per non perdere il contatto con i bambini, i ragazzi, i giovani e i genitori.

La catechesi online sul modello della DAD ha permesso almeno di potersi vedere virtualmente e confrontare. Queste metodologie, in alcune occasioni, un po’ improvvisate, certo non facili anche a causa dell’età media della maggior parte dei nostri catechisti, hanno comunque riempito un vuoto e hanno permesso di continuare a coltivare una certa relazione anche se a distanza.

In questa primavera, allentata la stretta pandemica, tante comunità hanno ripreso timidamente qualche momento di incontro personale, comunitario e la stessa celebrazione della messa domenicale con i ragazzi e le famiglie. Tutto è avvenuto con molta cautela e anche con molta paura da parte dei genitori e dei sacerdoti e dei catechisti. Questa ripresa ha causato momenti di gioia per la ripresa di una relazione che la pandemia aveva spezzato, ma insieme alla felicità si è verificata in molti casi un assenteismo per prudenza, per abitudine e per comodità.

Le messe domenicali sono andate deserte, lo stacco ha allontanato le comunità e raffreddato l’amicizia fra i gruppi, ha spento un po’ l’entusiasmo tra i bambini e, soprattutto, tra i pre-adolescenti, che sono apparsi ai catechisti un po’ spenti e poco fiduciosi sul ricominciare.

Per onestà si deve riconoscere che anche prima della pandemia il cammino catechistico non aveva certamente abbracciato il rinnovamento necessario, legato alla società attuale. Tutto ciò ha fortemente interpellato la riflessione delle comunità parrocchiali e dei catechisti, che si sono trovati davanti a reazioni inaspettate, a situazioni nuove da comprendere per rispondere ad esse adeguatamente. Si è anche palesata la tentazione di continuare con una catechesi a distanza, rinunciando al rapporto diretto e personale e comunitario. Occorre reagire con creatività, per rinnovare la catechesi in presenza, un nuovo modo di trasmettere e narrare la fede, perché le esperienze che tutti abbiamo vissuto hanno cambiato la nostra vita.

Non possiamo più continuare come se nulla fosse accaduto. La catechesi non può riprendere come se nulla fosse stato; occorre ripartire in modo rinnovato che non si può ridurre alla catechesi attraverso i mass-media. La catechesi si fonda sulla relazione: abbiamo capito, da quella famosa sera del 27 marzo 2020, che siamo sulla stessa barca insieme a Gesù. Nulla possiamo da soli e che solo insieme ci salviamo. Ecco allora il nostro compito di catechisti e dei sacerdoti: individuare strade nuove da intraprendere con spirito rinnovato per camminare insieme con fraternità per costruire metodologie nuove in presenza, recuperando l’antico e rivalutando la memoria.

Ciò che è stato fatto e sperimentato, ossia l’uso intelligente delle tecnologie, non va tralasciato, va ripreso e valorizzato con creatività per veicolare l’annuncio con i nuovi linguaggi: slides, filmati, materiale che è possibile reperire sui i vari siti catechistici.

Ma nulla può sostituire il rapporto personale tra il catechista, tra i ragazzi e con le famiglie. È un rapporto fatto di parole, di sguardi, di abbracci, di sguardi, di mani che si tendono per un saluto, di nomi pronunciati con amore e di atteggiamenti del corpo che parlano, correggono, educano. Tutto questo la catechesi online non lo può offrire. La catechesi è, infatti. prima di tutto relazione. Gesù nel Vangelo benedice, racconta, tocca e mostra la bellezza e fa vedere la misericordia del Padre. Gesù è attento alla singola persona che gli passa accanto. Questo predispone all’ascolto e all’interiorizzazione. Gesù è il primo catechista, è il modello che ci insegna a dare corpo al nostro annuncio con le parole e con i gesti.

Riprendiamo il catechismo in presenza e arricchiamolo con i social media per incarnare l’evangelizzazione nell’oggi. Come ci ricorda Papa Francesco il Dio rivelato da Gesù Cristo è il Dio della relazione e che crea relazioni originali, concrete e vere, relazioni filiali fraterne, di comunione e d’Amore. Il Verbo si è fatto carne perché gli uomini potessero vedere e toccare il Verbo della Vita. La catechesi deve seguire questa via se vuole trasmettere e far sperimentare la Beatitudine e la Gioia.

Don Gianfranco Calabrese

Direttore regionale della Catechesi della Liguria